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Il 3° Congresso Nazionale della CSS, riunito presso il Grand Hotel "quattro Torri" di Quartu S. Elena (CA) , nei giorni 2, 3, 4 Dicembre 1994, approva la relazione che il Segretario Nazionale Giacomo Meloni ha svolto a nome della Sardegna Nazionale Uscente.

Il Congresso assume come contributi essenziali gli interventi dei delegati, degli invitati ed i documenti finali approvati dai Congressi territoriali e di categoria. Il Congresso si è aperto con la tavola rotonda sul tema "Lingua sarda, espressione e strumento vivo di cultura" alla quale hanno partecipato intellettuali e artisti sardi e con una mostra fotografica sulle lotte dei minatori sardi.

Il Congresso ha voluto in tal modo riaffermare i valori fondanti della CSS, del nostro essere e definir-ci sindacato etnico nazionale dei Sardi. Il recupero e la valorizzazione della cultura sarda infatti non rappresenta soltanto un impegno per le forze politiche e sociali ma deve rappresentare un impegno costante e quotidiano per gli iscritti, soprattutto in questo particolare momento caratterizzato dalla crisi di identità e di proposta politica quelle forze che rappresentano o rappresentavano il naturale riferimento per i sardi. Recupero che attribuisce un ruolo determinante alla scuola sarda che dovrebbe riqualificarsi per svolgere un ruolo maggiormente rispondente alle esigenze di sviluppo e di crescita culturale dei sardi. In realtà, le politiche dell'istruzione varate dai governi, od in particolare le scelte strategiche del progetto D'Onofrio tendono a configurare la scuola in genere e quella del meridione in particolare, piuttosto che come luogo di promozione e sviluppo della formazione del cittadino come produttri-ce di "merci" da vendere sul mercato. Il liberismo sfrenato, accelerato dal governo Berlusconi porta, nei fatti, la politica scolastica ad escludere dal diritto allo studio gli strati meno abbienti creando così una scuola "a due velocità", ella per le aree ricche capaci di dirottare ingenti capitali sull'istruzione e quella delle aree povere depresse. Il Congresso impegna i propri iscritti ad un intervento organico per la difesa del diritto allo studio contro le scelte di fondo racchiuse nel progetto D'Onofrio e per una scuola attenta alla realtà sarda. Il Congresso evidenzia inoltre la necessità di impegnare la CSS per la valorizzazione delle risorse della Sardegna e delle forme di espressione culturale ed artistica (gruppi che svolgono atti-vità teatrali, scuole di musica, gruppi di canto a tenore e polifonici, ecc.) fortemente marginalizzati dalla politica culturale del governo italiano, di quello regionale e degli Assessorati allo spettacolo nonché penalizzati dalla pressoché totale mancanza di adeguate forme di sostegno finanziario. La CSS deve ancora coniugare in modo più preciso e chiaro il problema del sindacato etnico, cioè della specifìcità dei lavoratori sardi e del lavoro in Sardegna con la domanda di democrazia e di protagonismo che ci viene dal mondo del lavoro. Finora invece ci si è nei fatti limitati, da un lato a fare "assistenza sindacale" come un qualunque sin-dacato autonomo, e, dall'altro, a parlare di lingua e cultura sarda come un qualunque intellettuale a sardista". È mancato lo sforzo culturale per darsi una definizione di quello che siamo da cui poi fare scaturire l'azione sindacale. L'attività culturale e quella sindacale infatti non vanno vissute come attività diverse e separate ma come unica attività che affonda le proprie radici in una particolare zona conoscitiva nella quale il contesto Sardegna non rappresenta uno sfondo nel quale collocare l'azione sindacale ma una pre-condizione e un presupposto di base, di specifiche valutazioni politiche. Valutazioni che mettono in rapporto la CSS con quell'area alternativa del movimento sindacale di base - della quale rappresenta un prezioso arricchimento - e che poco o niente hanno da spartire con il sindacalismo autonomo tradizionale. Non vogliamo essere o correre il rischio di diventare un sindacato "autonomo" corporativo, un piccolo sindacato intermedio di interessi di parte per evitare che la nostra specificità di sindacato divenga un principio politicamente indifferente. Il Congresso intende invece portare a sintesi istanze liberatorie che provengono dai lavoratori sardi, partire dal loro disagio, con un'attenzione particolare alla realtà che è più mutevole e complessa di quanto contrariamente si pensa e della quale è necessario cogliere tutte le potenzialità.

In tale contesto è urgente ripensare ed approfondire ulteriormente i termini del nostro rapporto con gli altri sindacati di base per giungere e stabilire rapporti più stretti ed organici all'interno di quel vasto processo di sindacalismo di base che sta consolidando un modello nuovo di sindacato. Progetto all'interno del quale si colloca la nostra proposta sindacale e la nostra proposta politica con la sua specificità e diversità. In relazione alla grave crisi occupazionale, considerato che viviamo in una società tecnologica avan-zata che non ha affatto bisogno di una grande massa-lavoro neppure come manodopera, il Congresso ritiene che il problema principale non sia rappresentato dall'esigenza di incrementare la produttività, già molto alta, bensì dalla necessità di ridistribuire il lavoro disponibile. Una serie di indicatori sociali confermano che l'economia capitalistica basa il suo funzionamento sull'esclusione dal benessere di una parte consistente di lavoratori. Siamo in presenza di un organico e pesante attacco alle condizioni di vita dei lavoratori orientato a sottrarre risorse sempre maggiori al lavoro dipendente per utilizzarle per la rendita per la accumu-lazione del capitale. Attacco portato avanti principalmente attraverso la demolizione della politica previdenziale che col-pisce principalmente i lavoratori delle fasce di età intermedie, quelli che pagheranno senza dubbio in misura maggiore i costi della riconsiderazione dell'età pensionabile ed I probabili attacchi alla stessa liquidazione di fine rapporto di lavoro. Il Congresso ritiene che la CSS dovrà essere maggiormente presente all'interno della battaglia politi-ca ed economica in atto sulla questione della previdenza. Occorre considerare l'economia come semplice valore strumentale riconsiderando la centralità dell'uomo. Il sindacato deve impegnarsi a portare avanti l'idea di un sistema di lavoro sociale e di mercato che preveda trasferimenti di risorse materiali ed umane dai settori sostenuti da regole di compatibilità, concorrenzialità, efficienza e produttività, a settori dove valgono le regole della qualità della vita, della solidarietà e delle scelte di libertà individuale, cioè il settore dei servizi pubblici che non è immediatamente produttivo sul mercato. Occorre quindi orientare la politica di riduzione del tempo lavorativo verso un nuovo modello di riorganizzazione della società con l'obiettivo strategico di un sistema sociale nel quale lo Stato, con le sue leggi, diventi un mediatore tra il mercato del lavoro vero e proprio ed il settore dei servizi pubblici. Solo in tal modo si crea la possibilità di considerare l'età pensionabile come un dato elasti-co che possa anche prevedere una scelta individuale. Il Congresso ha dedicato particolare attenzione ai temi del ruolo dell'industria in Sardegna e all 'ipotesi di sviluppo maggiormente rispondente all'esigenza primaria dell'isola di riemergere dalle secche del sottosviluppo nel quale è stata relegata da decenni di malgoverno e miopia politica. Lo sviluppo endogeno, fortemente incentrato sulla valorizzazione delle risorse locali resta il punto di riferimento strategico generale. All'interno di tale ipotesi generale è necessario domandarsi quale debba essere oggi il ruolo dell'industria in Sardegna e principalmente quale tipo di industria risponde maggiormente alle esi-genze di sviluppo, industriale appunto, dei sardi. Occorre creare una cultura industriale specifica per la nostra realtà o meglio contribuire, senza sosti-tuirsi agli industriali ed ai politici a creare premesse e presupposti per favorire insediamenti di realtà produttive. Intorno a quale ipotesi di sviluppo? In tal senso il Congresso ritiene di poter condividere alcune delle affermazioni contenute nelle dichiarazioni programmatiche della Giunta presieduta dall'on. Palomba. Il Congresso condivide l'ipotesi di un grande rinnovamento della politica regionale da realizzare attraverso svolte strutturali finalizzate allo sviluppo della Sardegna. Analogamente condivide la scelta di considerare l'ambiente una risorsa strategica alla quale adegua-re tutte le altre esigenze della Regione è quella di contribuire ad assegnare alla Sardegna un ruolo nuovo, uno spazio economico e politico nell'area mediterranea e nel contesto internazionale per la produzione di merci ad alta qualità ambientale.

Probabilmente in conseguenza ditali affermazioni il Presidente della Giunta ha indicato, quale obiettivo prioritario la riconversione ecologica del modello di sviluppo tradizionale ed una politica di riassetto del territorio e di tutela e valorizzazione delle risorse locali. Il Congresso ritiene che debba essere dedicata una particolare attenzione alla individuazione del come si possa realizzare oggi tale obiettivo programmatico in Sardegna nell'attuale contesto economico, sociale e politico.
Il Congresso rileva il fatto che, al di là delle enunciazioni di principio e delle ipotesi di sviluppo definite In passato dal quadro politico regionale, sia nei fatti sostanzialmente mancata la capacità politica di individuare un "centro" intorno al quale articolare e costruire una nuova ipotesi invece prevalsa la tendenza a considerare 'centrale", di volta in volta, questo o quel comparto economico per poi, nei latti, non individuarne realmente nessuno. Il Congresso ritiene che considerare l'ambiente una risorsa strategica, riconvertire il modello di svi-luppo tradizionale a favore di una politica attiva di riassetto del territorio e di valorizzazione delle risorse locali significhi principalmente pensare ad una nuova riforma agraria che rilanci su basi di efficienza e modernità il comparto agro-zootecnico e favorisca la nascita di industrie di trasformazione e agro-alimentari diffuse nel territorio. Naturalmente curando l'integrazione del comparto "centrale" con le altre attività economiche ed in particolare con l'apparato industriale esistente, per gran parte riconvertibile a nuove produzioni legate al settore della produzione e commercializzazione dei prodotti del settore primario di una prospettiva di sviluppo industriale moderno e con un apparato industriale dimensionato sulle esi-genze specifiche di sviluppo e valorizzazione delle risorse dell'isola. Il Congresso riafferma il principio della solidarietà nei rapporti politici ed economici, nello spirito della Costituzione repubblicana ed antifascista che sancisce come preminente la funzione sociale rispetto a tutte le altre di rilevanza puramente economiche, privatistiche e capitalistiche.


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